Il 28 luglio 1914 scoppiava la prima guerra mondiale che si protrasse fino alla fine del 1918, il 4 novembre per il fronte italiano l’11 per i restanti fronti.

La guerra scoppiata a causa dell’uccisione dell’Arciduca Francesco Ferdinando Carlo Luigi Giuseppe d'Austria-Este, erede del trono Austroungarico, viene intrapresa dai belligeranti con la convinzione che entro la fine dell’anno si sarebbe conclusa, invece si protrasse per 4 anni, coinvolgendo nazione dopo nazione per un totale complessivo di 29 stati.

Questa guerra ha segnato lo sparti acque tra le numerose guerre dell’ottocento e il novecento, l’avvento di nuove tecnologie, veicoli a motore, aeroplani e armi decisamente più potenti e precise hanno causato un numero di vittime inimmaginabile rispetto a quanto avvenuto fino allora. Le condizioni disumane in cui erano costretti a combattere, lo spreco di vite, causa l’insensato modo con cui si assaltavano le linee nemiche, mandando interi reggimenti a scontrarsi contro i reticolati delle trincee avversarie fortemente difese, anche grazie all’evoluzione delle mitragliatrici che le rendevano quasi inespugnabili. Ciò ha prodotto un numero elevatissimo di caduti e feriti. Per molti caduti, lasciati per giorni insepolti e alle intemperie, non è stato possibile identificarli, a volte persino all’esercito di appartenenza. I caduti ignoti del nostro esercito sono stati circa 200.000 pari ad un terzo di tutti i caduti italiani.

Al termine della guerra si è cominciato a esumare i caduti disseminati negli innumerevoli cimiteri militari adiacenti al fronte, negli anni 30 i caduti verranno sistemati in Sacrari contenenti decine di migliaia di salme. In Trentino il più noto e di grandi dimensioni è quello di Castel Dante, sito sopra la città di Rovereto luogo testimone di cruente battaglie, contente circa 22.000 caduti sia Italiani che Austroungarici di cui una larga parte ignoti. I due sacrari più famosi che contengono moltissimi caduti, sono quello di Redipuglia e del Monte Grappa, ove la guerra si svolse più accanitamente di altri fronti.

Nel 1920, il Gen. Giulio Douhet sul periodico “il Dovere” scrisse un articolo che lanciava l’idea di dare una collocazione importante e istituzionale ad uno dei moltissimi caduti ignoti per ricordare il sacrificio di tutti quei poveri ragazzi che oltre a perdere la vita non hanno avuto la pietà di una sepoltura indicante il loro nome. L’allora Ministro della Guerra, On. Luigi Gasparotto, condivise l’dea e nel 1921 diede l’incarico al Gen. Giuseppe Paolini, ispettore per le onoranze ai caduti, di istituire una commissione con l’intento di individuare la salma da tumulare. Dai maggiori campi di battaglia, Rovereto, Pasubio, Altopiano di Asiago, Monte Grappa, Monfalcone, Montello, Capo Sile e Monte S. Michele, vennero esumate 11 salme depositate in casse uguali e traslate nella basilica di Acquileia. Maria Bergamas, mamma del sottotenente Antonio Bergamas, irredento disertore dall’esercito austroungarico, caduto in combattimento il cui corpo non venne identificato, indicò la penultima delle 11 bare. Questa è quella che attualmente riposa al Vittoriano, gli altri 10 caduti sono sepolti nel cimitero degli eroi sito dietro la cattedrale di Acquileia. La salma prescelta venne trasportata via ferrovia da Acquileia Roma dove arrivò il 2 novembre 1921 Roma dopo 5 giorni di viaggio. Lungo il percorso ali di folla commossa attese il passaggio, il convoglio toccò le più importanti città poste lungo la via. Sul lato del vagone, ove era stata collocata la bara, era presente un’iscrizione tratta dal IV canto dell’inferno di Dante “L’ombra sua torna ch’era dipartita”. Il 4 novembre il feretro venne collocato dentro l’altare della Patria il Vittoriano, alla presenza del re Vittorio Emanuele III, delle più alte cariche militari civili ed ecclesiastiche circondati da una folla immensa.

Sono passati 100 anni da quegli avvenimenti, molte vicissitudini sono accorse alla nostra terra ma il ricordo del sacrificio di decine di migliaia di ragazzi è sempre vivo, il 4 novembre di ogni anno, festa della Repubblica e delle forze armate, viene ricordato solennemente il milite ignoto al Vittoriano alla presenza del Presidente della Repubblica e delle più alte autorità.

 

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Scritto da Luciano Rinaldi