Il Centocinquantesimo della Costituzione dei Distretti Militari

Lo so, è una ripresa sbilenca che doveva essere fatta in novembre, ma leggendo tra le carte di mio Padre, già Comandante del Distretto Militare di Bolzano dal 1971 al 1973, la copia di un articolo del 1970 intitolato: I DISTRETTI MILITRI COMPIONO CENTO ANNI, mi sono ricordato così che è appena trascorso il centocinquantesimo della costituzione dei Distretti Militari.

Le situazioni attuali in tema di Difesa della Nazione si sono evolute velocemente nel modo che tutti conosciamo con l’abolizione dell’obbligo per i cittadini maschi di prestare il Servizio militare sostituito da quello volontario limitato, per concorso e con l’estensione alle donne. Con l’elevazione delle tecniche e delle professionalità operative e con i nuovi venti di liquidità delle situazioni geopolitiche, mi sembra giusto fare un pochino di memoria tra di noi , che tutti o quasi abbiamo assolto all’obbligo di leva, ricordando che i Distretti Militari hanno prestato preziosa opera di collegamento tra il Paese e le Forze Armate, riconosciuta penso nella sua interezza da ogni cittadino, fino agli anni 2002-2005 in cui, come vedremo, sono confluiti nei Centri Documentali di più ampio respiro.

Era davvero una sensazione nuova quella che provava il giovane nel varcare per la prima volta la soglia di un Distretto Militare perlopiù sicuramente controvoglia: un netto distacco tra la fase della vita della giovinezza spensierata e quella in cui il ragazzo diveniva adulto sentendosi chiamato a maggiori e più concrete responsabilità per un futuro autonomo svincolato dalla cerchia affettuosa della famiglia. Per molti l’entrare al Distretto Militare e la conseguente parentesi militare ha rappresentato questa decisa sterzata. Il decreto del 13 novembre 1870 di Vittorio Emanuele, controfirmato dal Ministro della Guerra Ricotti, stabilì la suddivisione del territorio nazionale in quarantacinque capoluoghi distrettuali con la relativa costituzione dei Distretti Militari, suddivisi in 3 classi in base agli amministrati e all’importanza della città in cui avevano sede e in sostituzione di 69 Comandi Militari di Provincia esistenti. Ai nuovi organismi fu dato il compito di provvedere alle operazioni di “reclutamento, immatricolazione e mobilitazione” dei cittadini idonei al servizio militare. Avevano anche il compito di programmare l’addestramento dei reparti di milizia territoriale. In più di un secolo di vita l’organizzazione distrettuale italiana ebbe continue e numerose variazioni nell’ordinamento, nei sistemi e nelle attrezzature. Da 45 che erano nel 1870 divennero 88 appena sette anni dopo e 106 nel 1920.

La grande guerra evidenziò che il funzionamento dei Distretti doveva piegarsi alle nuove esigenze dell’Esercito con una ristrutturazione generale che vide creati anche i Distretti il 13 marzo 1920 di Trento e nel 1927 di Bolzano. Il primo Comandante del Distretto di Trento fu il Col. Ciaffi Cav. Luigi che si confrontò assieme ai suoi dipendenti con notevoli problemi organizzativi per poter organizzare le operazioni di reclutamento che iniziarono con la prima chiamata di 6191 giovani delle classi1901-1902 nel 1922. E’ da ricordare che nella notte dell’8 settembre 1943 il Comandante del Distretto Militare di Trento il Col Ranise Vittorio, assieme a tutto il personale dipendente fu catturato dalle truppe tedesche e deportato quale IMI assieme agli oltre seicentomila militari e civili militarizzati italiani in Germania. Il 27 maggio 1945 il Distretto militare di Trento ricominciò la sua attività nella nuova sede e solo nel 1950 riuscì a superare le difficoltà dell’eccezionalità dovuta all’evento bellico.

L’ordinamento dei Distretti Militari fu di nuovo rimaneggiato dopo il secondo conflitto mondiale, quando vennero ridotti a 96. Nel 1955 si studiò un nuovo riassetto necessario a un maggiore rendimento operativo ricorrendo alla progressiva adozione di procedimenti meccanografici e alla conseguente riduzione nel numero che fu portato a 65, cioè a quanti rimasero fino al 1970. Un ulteriore processo di riordinamento iniziò nel 1964, che puntava soprattutto a snellire le molteplici operazioni concernenti la leva, il reclutamento, la matricola e la forza in congedo, nonché la mobilitazione, l’attività sanitaria e pensionistica per l’ottenimento pure di una maggiore tempestività nel rilascio di documentazione. Con il DPR n° 237 del 14 febbraio 1964 il Distretto Militare di Trento risultava  sede del Consiglio di Leva dei due Distretti Militari di Trento e di Bolzano.

Il Distretto Militare di Bolzano, con Sede alla Caserma Mignone di via Claudia Augusta, fu soppresso nel 1993 e le sue competenze passarono a quello di Trento presso la caserma Cesare Battisti . Questo negli anni 97-99, con la sospensione della Commissione di Leva trasferita a Padova, fu passato a Distretto Militare di tipo B fino a che nel 2001, in seguito alla sospensione della leva obbligatoria nel 2000 e al superamento progressivo del servizio entro il 2006, fu trasferito alla Caserma Pizzolato con la denominazione di Centro Documentale del Comando Esercito RFC Regionale. Svolgendo solo attività documentale, certificativa, di informazione al pubblico, di custodia degli archivi e attività residue della leva di nuovo il Centro Documentale venne riqualificato dal 01.11.2014 in Ufficio Documentale del Comando Militare Esercito Trentino Alto Adige e dal luglio 2016 divenne Ufficio Documentale del Comando Truppe Alpine.

Se dovesse avvenire quanto da più parti caldeggiato, cioè il ritorno ad un Servizio di Leva dei giovani limitato, ma obbligatorio ai fini di supporto alla Società, è probabile una ulteriore evoluzione di quelle strutture che un tempo furono i Distretti Militari dell’Esercito Italiano.

 Pietro Luigi Calvi

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